Ad Airolo per l’ultima gara….

Dopo tanta attesa, sabato si svolgerà la tappa di Coppa del Mondo ad Airolo-Pesciüm! Uno dei miei sogni prima di terminare la carriera era di poter gareggiare nuovamente in casa, grazie allo strepitoso lavoro degli organizzatori (Ticino Freestyle) unito alla collaborazione della stazione di sci di Airolo-Pesciüm ed al sostegno degli sponsor, potrò realizzare anche questo sogno. Oltre a ciò, avrò l’onore di terminare la mia lunga carriera davanti ad amici e parenti. Sarà davvero una giornata piena di emozioni!

Una tappa di Coppa del Mondo in Svizzera ed in Ticino manca da 14 anni, spero che la gente ne approfitti per salire a Pesciüm ad ammirare dal vivo i migliori atleti di freestyle moguls! Saranno presenti anche le medaglie olimpiche di PyeongChang ed inoltre, il formato dual moguls assicura un grande spettacolo. Carpe Diem…é un evento da non perdere a due passi da casa!!

Maggiori info su: www.ticinofreestyle.com

La mia carriera in capitoli!

1997-1999: Puro divertimento

Grazie allo sci club Airolo scoprii il freestyle. All’epoca facevo parte del gruppo “tutti i frutti”: un gruppo di giovani che condivideva la passione per lo sci senza il bisogno di gareggiare.
Un giorno lo sci club propose delle attività alternative alle classiche discipline dello sci conosciute dai più , tra cui il freestyle. Mio fratello, alcuni amici ed io ci appassionammo fin da subito a questo sport e così nacque il freestyle team Airolo. I miei primi coach furono Claudia Giudici, che era anche la mia maestra alle elementari e Luca Pianezza. Ci divertivamo sulle nevi di AiroloPesciüm e di Cioss Prato e gareggiavamo in tutto il Ticino.”Pazzia” e spensieratezza sono le parole per descrivere quegli anni.

2000-2002: Swiss Ski parte 1

Dopo due anni nello sci club Airolo e uno nella selezione regionale della Federazione di Sci della Svizzera Italiana (FSSI), nella primavera del 2000 entrai a far parte dei quadri junior di Swiss Ski.
In quel periodo la nazionale era composta da atleti provenienti da tutta la Svizzera: oltre a me c’erano altri atleti ticinesi, ma io ero l’unica atleta donna. Ed ecco che in quegli anni iniziai a gareggiare non solo a livello ticinese, ma a livello nazionale: spesso nei fine settimana si tenevano gare di gobbe, di salti e di skicross.
In poco tempo il “gioco” si stava facendo serio e dal gruppo “tutti i frutti”, che mi aveva fatto scoprire questa disciplina, approdai, in quegli stessi anni, alla Coppa Europa.

Estate 2002: Il trasferimento in Italia

Nell’estate del 2002 dovetti prendere una decisione molto importante per il mio futuro sportivo, vale a dire scegliere di andare a gareggiare per la nazionale italiana o restare in Svizzera. Restare a casa avrebbe significato per me smettere di gareggiare poiché in quel periodo l’allora direttore di Swiss Ski non era interessato ad investire in questa sport e dunque non c’erano i fondi per potersi allenare in modo regolare e professionale. Scelsi di continuare ad inseguire il mio sogno!
Nel 2002 In Italia c’era Andrea Rinaldi come coach, una squadra di coetanei che parlava la mia stessa lingua e soprattutto un piano a lungo termine in vista delle Olimpiadi di Torino 2006.

2002-2006: Gli anni delle “prime volte”

Nei primi anni in Italia ebbi diverse soddisfazioni. L’ottima struttura e i numerosi allenamenti mi permisero di crescere costantemente. Nel 2002-2003 ottenni la prima vittoria in Coppa Europa, il secondo posto nella generale moguls e dual moguls del circuito europeo e feci le miei prime gare di Coppa del Mondo. L’anno successivo entrai stabilmente nel circuito mondiale, raggiungendo anche una finale.
Nel 2005 partecipai per la prima volta ai Mondiali, ottenendo un buon 12° posto. Nel 2006 mi qualificai ai miei primi Giochi olimpici, e con grande sorpresa ottenni uno splendido 9° posto. Fino a quel momento non ero mai entrata nella top 10 in Coppa del Mondo (CdM). Nello stesso anno conquistai anche la medaglia d’argento nel dual moguls ai Mondiali junior.
Un pensiero speciale per questi bei ricordi va a Gianfranco Collinassi, il direttore sportivo che gestiva la squadra in quel periodo e che mi accolse sebbene fino a quel momento non avessi fatto grandi risultati.

2006-2008: Un infortunio e tante soddisfazioni

Finita la Scuola Cantonale di Commercio (SCC) a Bellinzona a fine giugno 2006, presi il volo per  l’Australia con l’intento di imparare un po’ di inglese a Cairns, conciliando però il soggiorno con un mese di allenamento con una squadra locale. Purtroppo, però, dopo pochi giorni di sci mi lussai la spalla sinistra e rientrai anticipatamente in Svizzera.
Subii un intervento alla spalla a metà settembre e dopo tre mesi di riabilitazione tornai a sciare. Inizialmente faticai parecchio, ma ad inizio febbraio del 2007 arrivò lo splendido ed inaspettato secondo posto in CdM a La Plagne. E dopo un solo mese arrivò anche l’indimenticabile medaglia di bronzo ai Mondiali di Madonna di Campiglio in Italia.
Nelle prime gare della stagione successiva ottenni altri due secondi posti in CdM, poi purtroppo…un lungo digiuno fino al 2016.
Per quanto riguardava lo staff, Andrea Rinaldi aveva lasciato l’Italia dopo le Olimpiadi ed era stato sostituito  da un altro ticinese, Mike Leoni, già nel team azzurro dal 2005.

Primavera 2008: Le Fiamme Azzurre

Grazie alla medaglia ai Mondiali riuscii ad entrare nel gruppo sportivo delle Fiamme Azzurre, che mi sostennero finanziariamente insieme agli sponsor .
Sono molto grata dell’aiuto ricevuto, che mi ha permesso di fare della mia più grande passione, il mio lavoro per diversi anni.

2008-2010: L’allenatore privato

Nel momento in cui ero all’apice della mia carriera, alla Federazione Italiana Sport Invernali (FISI) non c’erano più i fondi per allenarsi con la stessa intensità delle altre squadre. Così per prepararmi al meglio, scelsi di investire in un allenatore privato e mi affidai al finlandese Jussi-Pekka Kinnunen. Riuscii a sostenere questa spesa anche grazie al sostegno finanziario ricevuto dal “Fans Club Debby Scanzio” che fu creato in quegli anni da un gruppo di amici. Volevo continuare a crescere e il piano della squadra non mi sembrava abbastanza intenso. L’ossessione di tornare sul podio finì per bloccarmi, non riuscivo più a fare delle performance eccezionali. In tutta la mia carriera ho quasi sempre raggiunto i risultati migliori quando non me lo aspettavo. L’esperienza con Jussi non andò come sperato, fu molto impegnativo gestire tutto “da sola”, ma alla fine, anche questa esperienza, mi ha fatto crescere come persona.
Dopo le Olimpiadi di Vancouver (10° posto) terminai la collaborazione con il finlandese e finii la stagione con Mike.

2012-2013: L’infortunio al ginocchio

Nel gennaio del 2012 mi infortunai al ginocchio sinistro (rottura del legamento crociato anteriore e del menisco), mi operai subito e persi tutta la stagione. La riabilitazione andò bene, grazie anche all’ottimo intervento del Dottor Mona e approfittai del tempo a casa per rigenerarmi anche a livello mentale. Prima dell’infortunio mi sembrava di andare avanti “per inerzia”, poi invece capii che volevo davvero sciare e che mi piaceva ancora fare questo sport. Paradossalmente l’infortunio mi fece acquisire sicurezza. Quando ricominciai a sciare capii che le cose le sapevo fare anche dopo una lunga pausa. A dicembre 2012 feci però l’errore di gareggiare a Ruka sebbene non fosse previsto; volevo testare la forma, quando purtroppo una caduta mi procurò una contusione ossea e dovetti stare di nuovo ferma per qualche settimana. Rientrai per i Mondiali di Voss 2013.

2010-2014: La collaborazione con Swiss Ski

Quando Andrea Rinaldi terminò la sua avventura in Italia nel 2006 aprì una scuola di freestyle, l’European youth freestyle academy (EYFA) e si impegnò per far crescere la squadra svizzera, allo stesso tempo  gestiva anche quella italiana. L’unione fa la forza e così i due team decisero di unire lo staff ed allenarsi assieme.
I primi due anni ci fu il canadese Etienne Lecours alla guida della squadra e nel 2012 arrivò il francese Fred Weiss.
In Italia eravamo rimasti solo io e Giacomo Matiz, in Svizzera si iniziavano a vedere i frutti di EYFA e di un maggior investimento da parte di Swiss Ski; diversi giovani erano entrati in nazionale.
Sportivamente, ripresa dall’infortunio al ginocchio, mi preparai al meglio per le Olimpiadi di Sochi (11°), feci una gara molto grintosa, con qualche sbavatura ma con il miglior tempo. Ero contenta di aver raggiunto il mio obiettivo: nessun rimpianto. Finii la stagione con un 4° posto nel dual finale e il 10° nella generale, ero di nuovo competitiva.

2014-2018: Il ritorno a casa

Nell’estate del 2014 la FISI decise di chiudere la squadra freestyle moguls, e così, come 12 anni prima, mi ritrovai a dover decidere se smettere o trovare una soluzione per continuare ad inseguire quello che ancora era il mio sogno. Era da tempo che pensavo ad un ritorno in Svizzera, ma non me la sentivo di lasciare l’Italia dopo che mi aveva accolta quando non ero nessuno. Alla fine fu un “win-win”, io tornai a casa e Swiss Ski riabbraccio un’atleta olimpica senza aver speso nulla per formarla. Nella prima stagione, 2014-15, fui regolarmente nelle top 10 e finii al 7° posto nella generale (sfiorando il podio in due riprese).
L’anno seguente fui meno regolare, ma arrivò la tanto attesa vittoria: 106 gare di CdM prima di poter salire sul gradino più alto del podio. Inutile dire che provai una gioia immensa.
Successivamente cambiai nuovamente allenatore, infatti dalla primavera 2016 iniziai a lavorare con Giacomo “jack” Matiz, mio compagno di squadra per 12 anni in Italia e grande amico. Scelsi di lavorare con lui per la sua grande esperienza e per la sua attitudine positiva. Iniziai la stagione con un inaspettato 4° posto, ma poi mi bloccai, riprendendomi solo a fine stagione durante i Mondiali di Sierra Nevada (6°posto nel dual e 8° posto nel singolo).
Il resto è storia recente, una preparazione estiva serena e incoraggiante seguita da un’incomprensibile stagione negativa, una sofferta qualifica Olimpica e per finire la delusione di PyeongChang. Tutto storto? No, perché avrò l’onore e la fortuna di terminare la mia lunga carriera in casa, davanti ad amici e parenti. Alla fine sarà un lieto fine!

Il lavoro presso Valbianca SA

Lasciando l’Italia lasciai ovviamente anche il gruppo sportivo, a quel punto era necessario trovare un lavoro che però mi permettesse anche di sciare. Grazie a Valbianca SA, la società che gestisce gli impianti di risalita di Airolo-Pesciüm, mi avvicinai al mondo del lavoro con un impiego al 50%, successivamente ridotto al 30%.
Ammetto che a volte è stato molto impegnativo conciliare tutto, ma questa preziosa esperienza mi ha insegnato moto e permesso di poter proiettare un nuovo scenario: verso una nuova vita professionale, dopo tutti gli anni trascorsi sulle piste da sci, la mia vita dall’11 marzo 2018 in avanti.

Sempre al mio fianco

Nella mia lunga carriera ho lavorato con diverse persone, ognuno mi ha insegnato qualcosa e ha fatto del suo meglio per aiutarmi a crescere, ci sono però delle persone speciali che sono sempre state al mio fianco: Andrea Rinaldi, Gilles Neuenschwander (preparatore fisico), Roberto Joos (preparatore mentale) e, “dietro le quinte”, Enzo Filippini. Nonostante le difficoltà e i cambiamenti, ho sempre potuto contare sul loro appoggio e sui loro consigli. È stato un piacere lavorare con loro per così tanto tempo. Grazie!

La squadra

In questi anni ho avuto tanti compagni di squadra e tanti allenatori, ma mai come nelle ultime stagioni mi sono sentita così a mio agio all’interno del team. Lascio una squadra competitiva, con uno staff competente che insieme formano un gruppo eccezionale. Oltre al già citato Jack Matiz, ringrazio di cuore Juan Domeniconi e Camilla Gendotti. Tanti auguri a Marco, Nicole e Giacomo per il loro futuro sportivo e ai giovani che gli faranno compagnia in squadra.

Last but not least

In 20 anni di carriera la lista delle persone da ringraziare è davvero lunga, un grazie speciale va alla mia famiglia ed ai miei più cari amici per aver sempre creduto in me, agli sponsor che mi hanno sostenuta in tutti questi anni e alle federazioni e comitati olimpici (Swiss Ski, FISI, FSSI, Swiss Olympic e CONI) che mi hanno permesso di vivere tutte queste esperienze indimenticabili.

Grazie di cuore a tutti!!

Niente “wow”! I miei Giochi finiscono ad un soffio dalla finale! 21° posto finale

Ci ho provato in tutti i modi, ma alla fine, la discesa “wow” non sono riuscita a farla e così la mia quarta Olimpiade si é conclusa prematuramente dopo la qualifica 2 di ieri sera. In passato mi é capitato spesso di riuscire a “rinascere” negli eventi più importanti, come lo scorso anno, quando ai Campionati del Mondo di Sierra Nevada sono riuscita ad ottenere un 6° e 8° posto nel dual e nel singolo dopo una stagione difficile in Coppa del Mondo. Questa volta purtroppo sono rimasta “mediocre”, un tempo troppo alto, una sciata tra le gobbe contratta e due salti….diversi dalle altre e poco paganti.

La delusione é grande, perché la finale a 20 era decisamente alla mia portata e da lì avrei lottato per entrare in quella a 12. Avevo le capacità per fare meglio di un 21° posto e nonostante non sia riuscita a dimostrarlo, penso ancora che sia vero. Come é vero che, anche le altre ragazze hanno un ottimo livello e sono molto solide, ieri si son visti pochissimi errori.

In uno sport tanto tecnico e dove ci si gioca tutto in pochi secondi é normale che in partenza ci sia del nervosismo. In molti mi hanno chiesto se il fatto di essere alla mia quarta partecipazione fosse un vantaggio, non sapevo cosa rispondere, penso che la cosa che ti calma di più in partenza é sapere che sai fare le cose e averle fatte in allenamento nei giorni precedenti e nelle discese pre-gara. Nonostante i molti giorni di training, non ho fatto abbastanza run complete, facevo dei pezzi buoni, ma ero sempre in difficoltà dopo il primo salto. D’altronde, quando ho visto la pista ero preoccupata a pensare di fare un “back truck” sul primo salto, piano piano ho preso confidenza e sono riuscita a farlo, ma quando la percentuale di riprese é bassa, finisce che parti sempre contratta perché non sai cosa succederà dopo il salto…

Il giorno della Q1 nelle tre discese pre-gara ho sempre tenuto il primo salto, in gara ho sbagliato…Nella Q2 é successo il contrario, ma poi non sono riuscita a sciare sciolta, forse inconsciamente avevo paura di sbagliare comunque e ho finito per rallentare troppo.

Ieri mi sembrava di essere tranquilla, durante il giorno ho riso e scherzato con il mio team, nel warm up le gambe andavano bene, ma come ho iniziato a sciare tra le gobbe mi sono sentita pesante.

Ci tenevo a fare bene alle Olimpiadi per me, un premio al lavoro e ai sacrifici fatti per arrivare fino a qui…ma anche per il mio team che é fantastico e che in questi giorni ha fatto di tutto (e di più) per mettermi nelle condizioni migliori per fare il massimo. E poi per Swiss Ski e Swiss Olympic che mi hanno fatta sentire importante con il loro sostegno e la loro fiducia…e per tutte le persone che qui e da casa tifavano per me! And last but not least, indossare i colori rossocrociati era un’emozione nuova, un sogno che fino a pochi anni fa non pensavo fosse realizzabile e dunque, avrei tanto voluto che fosse la mia miglior Olimpiade…non la peggiore 🙁 Non sono riuscita a cogliere l’attimo!

Il “caso grab”

Dopo la delusione iniziale per non essere riuscita ad esprimermi al meglio, c’é stata anche la rabbia nel vedere i punteggi e soprattutto scoprire che il mio secondo salto era stato valutato come “loop” senza grab e dunque con un coefficiente minore. Nella Q1, facendo lo stesso salto (eseguito meno bene) mi era stato assegnato il coefficiente del “loop grab” ieri i giudici hanno detto di non aver visto il grab. Dalle immagini é dura accettare la loro valutazione, soprattutto perché con il coefficiente giusto sarei stata 18esima e dunque sarei andata in finale. Purtroppo é andata così…

Vari video ed interviste sulla RSI
09.02.2018: “Non è andata bene, ma ho un’altra chance”
11.02.2018: Scanzio, la finale sfuma per pochissimo
11.02.2018: Dalla delusione alla rabbia nel giro di un grab

In partenza per i Giochi…tra gioia e dolore…

Foto Fred Weiss

Tra qualche ora partirò da Zurigo in direzione di Seul e poi andremo direttamente a Bowkang Phoenix Park, il sito dove si svolgeranno le gare di freestyle e snowboard e dove saremo alloggiati. Il 5 febbraio iniziano gli allenamenti, la qualifica 1 sarà venerdì 9 febbraio, mentre le finali si svolgeranno domenica 11 febbraio.

Dopo la gioia per la qualifica ai Giochi e alcuni giorni passati con serenità a casa, parto per la mia quarta Olimpiade con un mix di emozioni…da una parte l’immenso dispiacere per l’assenza di Marco a e dall’altra la voglia di godere al massimo di questo momento tanto sudato e sognato.

L’infortunio di Marco é avvenuto a Tignes (Francia) durante gli ultimi giorni di preparazione prima della partenza, stava andando tutto benissimo, sia io che lui ci stavamo allenando bene. Come sempre, quando guardo Marco resto impressionata dal suo enorme talento e di cosa é in grado di fare con gli sci ai piedi…in questi mesi, in cui ha lavorato tantissimo per inseguire il suo sogno Olimpico, ero ancora più sbalordita delle sue prestazioni con un ginocchio infortunato. Dopo mille avversità, quando l’obiettivo era vicinissimo, un nuovo infortunio lo ha messo ko. Un shock per tutti! Un grandissimo dolore per Marco e per la sua famiglia!

A volte il destino é davvero crudele, Marco ha fatto tutto il possibile (e l’impossibile) per andare in Corea a lottare con i migliori e da vero Campione non voleva solo partecipare alle Olimpiadi, si é allenato fino alla fine per essere il più competitivo possibile. Chapeau!! Forza Marco…la tua determinazione e il tuo talento ti faranno ottenere ciò che meriti! Siamo tutti con te!

Con me partiranno Camilla Gendotti, la nostra osteopata che ci segue da un paio d’anni (e mia grande amica), il mio allenatore e storico compagno di squadra in Italia, Giacomo Matiz (presente come atleta alle Olimpiadi di Sochi 2014) e Juan Domeniconi (ex ginnasta) da diversi anni nostro preparatore acrobatico. Un grande team, sia a livello tecnico che umano. Sono sicura che assieme passeremo dei bei momenti e che mi aiuteranno molto a restare il più possibile serena per sciare al meglio.

La tempesta prima della calma!

Sono passati un paio di giorni dalla gara di Mont Tremblant che mi ha permesso di staccare il biglietto per le Olimpiadi di Pyeongchang. Dopo settimane in cui ho preferito non scrivere nulla sul sito e sui social, ora che sto meglio, ho voglia di scrivere dei momenti appena trascorsi…

Si dice che “la fortuna sia cieca, ma la sfortuna ci veda benissimo”, non si può attaccarsi solo alla sorte, ma la serie di eventi che si sono susseguiti prima della partenza per il Nord America ha dell’incredibile, ogni giorno c’era una brutta notizia…

Ero molto contenta di partire per la tournée con i miei compagni di squadra e con praticamente tutto lo staff. Per la prima volta in tanti anni, sarebbe dovuto venire anche il mio preparatore mentale, Roby Joos. Con il passare dei giorni però, il team si è ridotto sempre di più e da nove siamo partiti soltanto in cinque. Niki e Marco sono dovuti restare a casa per dei problemi fisici e a quel punto Juan (il preparatore acrobatico) non è venuto poiché con me e Sacha Theocharis (il francese che si allena con noi) c’erano i due allenatori tecnici. Infine, a poche ore dalla partenza, con grande rammarico, anche Roby ha dovuto alzare bandiera bianca. Non era la prima volta che affrontavo una tournée di gare in compagnia di poche persone, ma questa volta mi è davvero dispiaciuto, ci tenevo a passare dei bei momenti con il resto della squadra sapendo che probabilmente l’anno prossimo non sarò più con loro. Continua a leggere

Finalmente qualificata per le Olimpiadi!

Non bisognerebbe mai dare nulla per scontato e quando si soffre tanto per ottenere qualcosa, poi la gioia é davvero immensa. #allin4pyeongchang
Un grazie di ❤️ a tutte le persone che mi sono state vicine e che hanno fatto di tutto per aiutarmi a superare questo momento difficile. 

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